E io ti mangio e Verso una rete di cucine in movimento | Di Laura M. Alemagna e Eat the Rich #almanacco 05

Qui potete leggere i due articoli usciti su Bologna city of food e Eat the Rich, a cura di Laura M. Alemagna, per il numero estivo dell’almanacco de La Terra Trema.

“Ci sedemmo dalla parte del torto
perché avevamo capito torta.”
Eat the Rich

“Bologna, città dei taglieri” …e delle anime belle!

Un articoluccio del “Corriere di Bologna” ci offre l’occasione di condividere alcune riflessioni sulla città e i suoi amministratori… E’ dalla nascita di Eat the Rich, quattro anni fa ormai, che mettiamo a critica un progetto di città a noi abbastanza chiaro; che si sviluppa su stimolo e indirizzamento del Comune, con investimenti di gruppi finanziari e coop, nel promuovere la Bologna della gastronomia, la “city of food”. E se già Camporesi in tempi non sospetti (era il 1989!) denuncia Bologna la “grassa” come un “cliché turistico-gastronomico molto approssimativo […] convenzione al limite della mistificazione, mito gastronomico e non verità alimentare, topos e luogo comune, non realtà”. Eppure su questa enorme bufala, come spesso succede, c’è chi c’ha bellamente speculato, politicamente ed economicamente.
In questi quattro anni questo ha comportato la progressiva trasformazione della nostra città in uno spazio a misura di residenti ad alto reddito e turismo superficiale – che non fa esperienza ma consumo a-critico, pranza da McDonald e fa cena da Eataly. Sono gli stessi studi del Comune di qualche mese fa a dire che all’innalzarsi del numero dei ristoranti, e dei prezzi, c’è stato un abbassamento della qualità del cibo. E mai in nessun modo si è determinato un aumento dell’accesso per tutte/i a un cibo buono e libero da sfruttamenti, della terra, del lavoro e degli animali. Una città e un’amministrazione che da anni non riesce ancora a soddisfare le basilari esigenze dell’Osservatorio Mense Scolastiche; che alla vertenza degli studenti contro la mensa più cara d’Italia risponde con cariche e misure cautelari; e però tira a lucido il Mercato delle Erbe, disseppellisce il Mercato di Mezzo, “riqualifica” il Mercato Albani e si prepara ad inaugurare Fico.
Non si sa se piangere o ridere dell’articolo di ieri del Corriere di Bologna, dove si manifesta una preoccupazione di “indigestione” e gentrificazione della città. I numeri potrebbero stupire qualcuno, ma per noi è palese la malafede di chi scrive l’articolo e dell’assessora Gambarelli nel voler far passare come “naturali” questi processi. Dare implicitamente la responsabilità al mercato e alla libera impresa dei processi di trasformazione, non fa che nascondere il ruolo degli amministratori locali che predispongono linee guida e concedono licenze e permessi. Dove sono finiti l’entusiasmo e le gioiose visioni di Merola, Lepore e co(op)mpagnia cantante? Nell’epoca in cui non sono più le nazioni ad essere in competizione, ma le città stesse in una competizione “g-locale”, c’è chi ha scelto in maniera pienamente cosciente che Bologna debba diventare la city of food. Non c’è spontaneità ma strategia pianificata fordista nei ritmi del consumo e del tempo libero. Città parco-giochi, con ognuna il suo tema, le sue “tipicità”, che devono praticare virtù socialmente accettabili con mercatini bio scintillanti, orti urbani, piste ciclabili, città smart, co-partecipate, città solo apparentemente più libere. Apparentemente perché sono le stesse degli sgomberi di famiglie e migranti, dove non vengono tollerati, e quindi prontamente repressi, tutti i comportamenti devianti, eccentrici, anti-sociali, non-consumistici o conflittuali.

Lungi da noi la nostalgia per personaggi disgustosi come Beppe Maniglia ma quello che ci domandiamo è fino a quando tutte/i a fare aperitivo in centro protetti da gigantesche fiorere Jersey?

I dati della camera di commercio forniscono solo una fotografia distorta dove tutto si confonde e nel magico gioco della fabbrica del turismo paiono non esserci padroni e responsabili, ma solo vincenti e vinti. Sappiamo che la storia è ben diversa e presto o tardi gli esclusi dalla grande abbuffata sapranno e dovranno rovesciare il tavolo di corte.

qui l’articoluccio: Bologna, città dei taglieri

Stay foolish,
Stay hungry,
Eat the Rich!

Cena e non solo – Per le occupazioni, contro i fogli di via! 23/06 dalle 18:00 @Piazza dell’Unità

 

 

 

Una cena solidale, ma non solo….. un momento collettivo di ripresa dello spazio pubblico dopo gli inquietanti eventi dello scorso 11 giugno.
Dalle 18 in Piazza dell’Unità Eat the Rich e solidali invitano tutte e tutti a prendere parte a una grande festa che ribalti il clima di terrore che vorrebbero creare.

Si parte dall’aperitivo con tanta musica (birre e buon vino), materiale informativo e cibo sovversivo!

Programma in aggiornamento – chi volesse prendere parte alla situazione contribuendo attivamente con laboratori, musica, spettacoli è invitato a contattarci.

Link del comunicato sui fatti dell’ 11 giugno https://reteeattherich.noblogs.org/post/2017/06/18/oltre-l11-giugno-a-bologna-cosa-sarebbe-dovuto-succedere-cosa-e-successo-cosa-vorremmo-succedesse-ora/

Oltre l’11 giugno a Bologna: COSA SAREBBE DOVUTO SUCCEDERE, COSA è SUCCESSO, COSA VORREMMO SUCCEDESSE ORA.

Questo scritto non è una pallida lamentela, né tantomeno il frutto della nostra democratica indignazione.
Conosciamo bene il vero volto del potere nelle nostre città e sappiamo come i grandi eventi siano veri e propri banchi di prova per le tecniche repressive. Non ci stupiamo quando individui in comiche divise blu ci colpiscono, deridono o insultano, né quando i loro dirigenti ci denunciano e attaccano con provvedimenti. Sappiamo che la merda per quanto la giri resta sempre merda. Per questo vogliamo partire da ciò che avremmo voluto fare domenica 11 giugno a Bologna. Sappiamo anche che un tavolo “green” di pericolosi pagliacci, con sopra un kitchissimo prato verde, resta sempre un tavolo di pericolosi pagliacci. E in una città che si tinge di verde (e il G7 ambiente è solo la punta malfatta di un iceberg molto meglio costruito) mentre si chiude e militarizza sempre più, avevamo intenzione di aprire uno spazio di libertà e di autonomia, incompatibile con i modelli che tanto piacciono all’amministrazione locale e dunque fieramente occupato ed autogestito. Lo abbiamo pensato insieme ad altre/i compagn* diverse/i ma affini, convinti della necessità di rimettere al centro questa pratica in uno scenario cittadino contraddistintosi negli ultimi anni per la frequenza degli sgomberi e la meschinità dei bandi, dei patti e delle assegnazioni.
Ci era chiarissimo fin da subito che a 2 anni dall’inizio dell’era segnata dall’arrivo del questore Coccia e della collaborazione con il PD di Merola questo passaggio sarebbe stato difficile, ciò nonostante ritenevamo necessario non smettere di pensarci e tentare. Eravamo anche consapevoli dell’enorme dispositivo repressivo schierato in campo nei giorni del vertice, ciò nonostante la sfida ci è sembrata essere all’altezza del presente e delle sue difficoltà.
Se queste valutazioni fossero corrette oppure sbagliate, questo non lo sappiamo.Ma non reagire in nessun modo allo stato di assedio di questi giorni bolognesi con elicotteri più persistenti delle zanzare e una città trasformata nella vetrina di uno zoo in cui dalle terrazzze dell’hotel Savoia (lusso un po’ dozzinale, c’è da dirlo) si può godere dello spettacolo della passività di chi si ammazza di lavoro per pagare un affitto esorbitante per poi tornare a casa magari attraversando mille check point, col dovere di mostrarsi soddisfatti perchè almeno c’è chi vigila sulla propria vita di merda, sarebbe stato più soffocante dell’aria stantia della questura.
Sappiamo che qualcosa nella pratica è andato sicuramente storto perché prima dell’ingresso di tutte e tutti noi nello stabile, la polizia ci ha prelevato a piccoli gruppi e portato in questura. Non ce ne facciamo una colpa, siamo abituat* a sbagliare, a cadere e rialzarci, pensiamo sia parte della nostra crescita e scommessa collettiva.
Ciò che conta è che da qui ha inizio un’altra storia, molto più lunga e meno affascinante.
Rinchius* dalle 8 del mattino alle 2.30 di notte nella questura di via 4 novembre, abbiamo subito un gigantesco trappolone delle forze dell’ordine conclusosi con tutti i provvedimenti di cui i giornali in questi giorni parlano compiaciuti,con qualche picco di meschinità nello sbattere in prima pagina le storie e le facce di chi ostinatamente e nonostante l’accanimento della repressione ancora non si è domato. Questa montatura mediatica e giuridica scatenatasi di recente, sappiamo che avrà il tempo che trovano questi giochini di questure e procure, siamo contenti di avere riabbracciato i due compagni trattenuti tutta la notte in stato di arresto con una ridicola accusa di furto. Lo stato di emergenza permamente ha giustificato strumenti sempre più immediati per pacificare i territori con un tratto comune abbastanza inquietante :l’arbitrarietà completa. Che sia il colore della pelle o il rifiuto ad essere produttivi e collaborativi con la ferocia del capitalismo poliziesco,che sia l’aperta ostilità alla monetizzazione delle nostre vite o la bestemmia agli idoli del profitto,l’obiettivo è chiaro : ripulire le città dalla feccia senza padroni. Per questo fogli di via come se piovesse in barba alla stessa legge borghese che ne circoscrive l’ambito di applicazione,fermi nella notte con accuse che sembrano tratte dalle barzellette sui carabinieri ,per portare a casa in questi giorni di gloria per la questura di bologna il bottino più alto in un campionato della merda tra questure di cui non ci avevano avvisato: vince chi la fa più sporca.
Ciò che ci rincuora invece è la complicità e solidarietà di tantissim* che dal primo momento hanno scritto, raccontato e condiviso notizie e che non hanno fatto mancare la presenza fisica ai presidi. Crediamo sia possibile individuare un motivo comune che ha spinto realtà e soggetti diversi a starci vicino in quelle ore e in questi giorni :il riconoscere possibili problemi e minacce comuni quanto traiettorie di risposta da costruire.
Che fare ora? Rinchiuderci nelle nostre case o scappare verso le spiagge che iniziano ad affollarsi? Crediamo nessuna delle due sia una risposta possibile, crediamo nonostante il caldo sia tempo di accendere ancora focolai di resistenza e passione rivoluzionaria, invadere le strade che si svuotano e riempirle di corpi, desideri e bisogni. Occorre costruire opposizione ad ogni tentativo di normalizzazione della città, dai fogli di via ai/alle compagn* alle ordinanze contro i minimarket, dalla “riqualificazione” speculativa che trasforma i quartieri popolari alla repressione delle esperienze autogestite come Xm24 fino anche ai maldestri tentativi di chiusura e spettacolarizzazione delle piazze come il Guasto Village in Piazza Verdi.
Per questo invitiamo tutte/i a una cena ricca di sorprese venerdì 23 giugno in Piazza dell’Unità dalle 19.
p.s. chi fosse interessato ad una scala a pioli usata solo una volta ,praticamente nuova, ci contatti in privato,prezzo d’occasione.
“ci sedemmo dalla parte del torto perché avevamo capito torta”
NON FIRMIAMO E RICEVIAMO COPIA

Festival delle cucine popolari autogestite vol.2 , 26/27/28 maggio @CSOA Forte Prenestino (Roma)

 

Dopo la prima edizione del 2016 a Xm24 (Bologna) torna il festival delle cucine popolari autogestite, quest’ anno a Roma tra le mura del Forte Prenestino dal 26 al 28 maggio.

Mossi dalla convinzione che la cucina sia un campo assolutamente non neutro, che viva le contraddizioni e i ricatti del reale, che quindi debba essere un terreno di lotta e possa scatenare processi politici, intendiamo rilanciare per fine maggio il secondo incontro nazionale, transnazionale e intergalattico delle cucine popolari e autogestite. L’appello è a tutte le realtà organizzate,a tutti i/le cucinier* sovversivi che fossero interessati a condividere con noi questo spunto, che intendano la sovversione del nostro tempo come anche sovversione di ciò che ruota attorno al cibo.

Cucine di strada, mense, osterie e taverne, popolari e autogestite, tante e diverse sono le esperienze che negli ultimi anni sono nate in giro per l’Italia.
Oltre il mero autofinanziamento per l’autogestione, anche la cucina diventa spazio di rivendicazione politica e costruzione di autonomia.

Scommettiamo nell’incontro e nel confronto delle varie esperienze che vorranno partecipare e siamo mossi dal desiderio di contagio, con la convinzione che nessuno abbia la “ricetta rivoluzionaria” in tasca.

PROGRAMMA:

Venerdi
dalle 17:00 accoglienza, cena collettiva e presentazione dei progetti.

Sabato
– dalle 9:00 colazione e tavoli di discussione
– h 13:00 pausa pranzo collettiva (porta ciò che vorresti trovare)
– h 15:00 prosecuzione dei tavoli
– h 18:00 assemblea plenaria conclusiva
– h 20:30 cena

Domenica Largo Agosta – Piazza (quartiere Centocelle)
dalle 10:00 mercato, cucina di strada, laboratori e performance.

Pranzo Eat The Rich al mercato di via Albani. Giovedi 11/05 h13.00

Ce lo avevano promesso: la Bolognina non sarebbe rimasta un quartiere per vecchi operai con la pensione minima, né sarebbe diventata il Bronx di serie B con le fabbriche abbandonate e le case svalutate.
Dopo qualche maldestro tentativo di centro commercializzare la zona, i più abili ridisegnatori di città sono arrivati in soccorso dei governatori locali con un progetto da urlo, quello di trasformare il dozzinale (e popolare) mercato rionale in una nuova esperienza per il palato. Non più solo un mercato, ma un ambiente in grado di accogliere la gioventù giusta e, certamente, farla divertire spendendo.
Un tempo scenario prediletto della cronaca nera, con i suoi passaggi ombrosi e le luci al neon, oggi il mercato rionale della Bolognina si appresta ad accogliere i turisti vomitati fuori dal TAV – che gli ammicca a soli 350 metri di distanza – e a godersi la possibilità di vendere alcolici e fare caciara anche dopo cena, in quel gioco dove le ordinanze sono uno degli strumenti per eliminare i concorrenti senza passare dal via.

I pennivendoli locali non ne danno ancora notizia, ma è dal blog della nota guida del gambero rosso che viene illustrata la grande innovazione in un articolo che titola ” Il futuro della Bolognina, tra formaggi di pecora e vignaioli eretici”

Tra una telecamera e una degustazione di prodotti biologici, la gentrificazione arriva ad orario aperitivo. E forse l’atmosfera da selfie e il ragguardevole prezzo del biglietto per entrare a far parte del circo funzioneranno meglio dei defender degli sbirri sempre presenti a misurare la sicurezza del quartiere. Forse funzioneranno di più le facce rilassate e soddisfatte degli avventori col cash che quelle circospette dei padroni dell’ordine pubblico per tenere alla larga tutte quelle facce ostili e sgradite, non redditizie, che popolano ancora oggi il quartiere.

Non è la prima volta che puntiamo il dito contro la bologna del cibo e i suoi progetti di riqualificazione “verde” e mangereccia, ma questa volta non serve spingerci fino ai palazzi infiocchettati del centro storico per smascherare gli interessi economici che stanno dietro un pezzo di formaggio, perchè il progetto farinettiano arriva fino alla bolognina e non servirà attendere l’apertura del F.I.Co per poter dire che il cibo di lusso è il modo migliore per allontanare i poveri da quelli che furono quartieri popolari.

L’amministrazione pregusta lo sgombero di Xm24 e si preoccupa di “riqualificare” il mercato di via albani prolungandone l’orario di apertura, purché a riempire quegli spazi non siano le solite e fastidiose esperienze di autogestione, ma piuttosto gli interessi commerciali di privati che tra uno slogan altisonante come “senti il gusto libero della frutta” e un paio di etichette verdi riescano ad attrarre portafogli pieni e voci soffuse.

Con l’intento di alzare la voce in un quartiere sotto attacco invitiamo tutte e tutti a condividere un pranzo genuino col bollino rosso, ribelle perchè accessibile e attento alle contraddizioni del presente.

GIOVEDì 11 MAGGIO dalle 13 di fronte all’ingresso del mercato pranzo sociale, genuino e condiviso.

FOGLI DI VIA CONTRO FORME DI VITA; FOGLIE DI VITE CONTRO FORME DI VIA. Mercoledi 17/05 @Xm24 cenone benefit e concertini.

 

A leggere le innumerevoli storie ed epopee che riempiono gli scaffali della Questura di Bologna, si ha spesso l’impressione di trovarsi in una città con la rivoluzione alle porte. Il pericolo per la società civile è frutto di isterie collettive, chi governa la città trema e sa che il suo momento è prossimo, dietro ogni colonna si nascondono cospiratori sediziosi, le piazze e le strade sono state conquistate dall’autorganizzazione dei facinorosi, ogni tentativo di ristabilire l’ordine viene aggredito e respinto, coloro che ancora non hanno smesso la loro fedeltà al potere hanno però scelto la clandestinità e l’esilio, agli ultimi coraggiosi organi d’informazione giungono da ogni quartiere lettere anonime che affievoliscono la speranza nel ripristino della civiltà della democrazia liberale.
Certamente è difficile dubitare dei talenti narrativi che animano gli uffici e le mani di questi zelanti paladini della sicurezza pubblica, altrettanto lo è non rammaricarsi di quanto siano bugiardi. Non di rado Bologna è stata un laboratorio di tattiche repressive, tattiche che ogni volta esplicitano quello che sono intente a difendere: il ridente capoluogo emiliano oggi si vota a diventare un grande supermercato chic a cielo aperto, allungando la lista degli indesiderabili, rafforzando i confini e i checkpoint a ogni metro di strada.
Il più recente capitolo della saga della città pacificata è un foglio di via comminato a seguito di una perquisizione domestica: all’inizio di aprile un compagno veniva fermato nella notte e trattenuto dalle sentinelle dell’ordine che, rinvenendogli due bombolette e un coltellino in elegante ceramica, fiutavano una ghiotta occasione per affinare le loro armi e piombavano nella casa in cerca di armi ed esplosivi.
Una sveglia rotta, una tanica con qualche dita di benzina e un detersivo in polvere: il magro bottino è sufficiente al produttore editoriale per approvare la bozza del capitolo e ribadire le prodezze dei cacciatori dei nemici interni.
Sappiamo che ben più insopportabile del doversi inventare un capitolo a partire da così pochi spunti narrativi è la consapevolezza che, mentre il lavoro di assassinio della città procede alla maggior velocità che gli riesce, non tutti si sono rassegnati alle strade desertificate, ai coprifuochi notturni, alle relazioni cannibali, all’abitudine dell’ingiustizia normata. Non tutti si sono dimostrati volenterosi di essere derubati della possibilità di scegliere e costruire i propri spazi e i propri tempi. Non tutti si sono lasciati disciplinare a diventare i buoni clienti della città. Questo foglio di via arriva puntuale come il conto da pagare al ristorante, inutile come i rimproveri del catechista.
Non è un segreto che abbiamo scelto da che parte stare, che siamo ancora in grado di riconoscere i nostri nemici. Vorrebbero una città pacificata e per fare questo intendono ripulirla dalle forme di vita che non si piegano alle imposizioni, provano a imporre barriere per allontanare chi ha scelto di organizzarsi per romperle quotidianamente. Sappiamo che le geografie del potere possono essere sovvertite, che siamo e saremo sempre ingovernabili e che quest’ulteriore rappresaglia non sarà in grado di fermare chi si batte da tempo contro un mondo di speculazione e controllo.
Avremo bisogno di tutta la complicità e solidarietà attiva possibile per reagire a questi attacchi e far fronte alle spese che ne deriveranno.
Chiediamo aiuto a tutte i compagni e le compagne, le realtà autorganizzate che in questi anni hanno condiviso con noi battaglie, territori, scommesse politiche e reciprocità, consapevoli di essere sulla giusta strada.
Questa strada passa per ogni città e nessun divieto potrà interromperla. A fianco di tutti i compagni. Complici e solidali con tutti gli abitanti della città sediziosa.

CENONE BENEFIT e CONCERTINI

Mercoledi 17/05 a XM24

Una Bomba di Pranzo, Giovedi 20/04 h 13.00 Via Balugani

 

Succede che a Bologna durante un fermo di polizia nel cuore della notte, gli agenti trovino in uno zaino, due bombolette, uno scaldacollo e un coltellino da sommelier.
Ma poco importa il contenuto dello zaino, l’interesse delle guardie è tutto per il possessore.
Nel giro di pochi minuti la digos arriva tronfia in questura, il fermo viene prolungato senza motivazioni, viene negata la possibilità di vedere un avvocato.
Parliamo di un membro di un collettivo politico, un militante, e così gli sbirri si tolgono il piacere di rubargli qualche altra ora trattenendolo in una cella. Dopo un po’, quando sembra stia finalmente per avvenire il rilascio, succede qualcosa: improvvisamente i piani cambiano ( arrivano nuovi digossini,) e viene accompagnato a casa per procedere alla perquisizione dell’abitazione, che guarda caso condivide con quattro
compagni.
La via diventa il set di un film poliziesco: tre volanti e una macchina della digos occupano la strada, con un viavai di pantere che proseguirà per tutto il giorno.
Gli uomini si dispongono davanti alla porta, non c’è tempo di aspettare l’avvocato. Nessuno dei servi in divisa vuole perdersi questa occasione.
Fino alle tre del pomeriggio i tutori dell’ordine mettono a soqquadro la casa, alla ricerca di armi, munizioni ed esplosivi.
La loro attenzione si sofferma però anche su fotografie, diari, indumenti; maneggiano incuriositi alcuni libri, frugano tra pacchi di farina macinata a pietra, colori acrilici e pastelli da disegno. Dopo tre ore di meticolosa ricerca, il bottino risulta alquanto deludente: vengono sequestrate una tanica con due dita di benzina, un secchio di detersivo e il rottame di una vecchia sveglia.
C’è tutto il necessario per dichiarare che non solo l’aspirante sommelier, ma anche i coinquilini siano in possesso di “materiale esplodente”.

A quanto pare Macgyver è vivo e lotta insieme a noi!

Non ci interessa affatto soffermarci sul collegamento tra un coltellino da sommelier e la fabbricazione di esplosivo, ci sembra evidente come appartenere a dei gruppi militanti sia ciò che viene messo sotto accusa.
In una vicenda dai contorni incerti e fantasiosi ci pare chiara un’unica cosa: l’intento intimidatorio e pretestuoso che purtroppo sappiamo essere una prassi tutte le volte che si toccano dei nervi scoperti senza i guanti della mediazione col potere, dei quali i compagni perquisiti erano evidentemente sprovvisti.
Tremanti e intimorite vi invitiamo ad un pranzo esplosivo con un menù che questa volta sarà davvero infiammabile!

Giovedì 20 aprile nella pericolosissima via Balugani (quartiere Cirenaica) alle 13.00
Il ricavato servirà a coprire le spese legali dei/lle nostr* compagn* “bombers”

NO GUARDIE NO FASCI,
SI SVEGLIE ROTTE, SI DETERSIVO, SI BENZINA
MACGYVER MANGIA GRATIS