Eat the Rich è un progetto di mensa popolare autogestita, dietro ogni pranzo c’è un ragionamento preciso e delle scelte che rivendichiamo.
Non viviamo la cucina come uno spazio politicamente neutro e per questo non abbiamo mai voluto separare le riflessioni dalla pratica. Nell’organizzare la nostra cucina rifiutiamo la grande distribuzione organizzata e non acquistiamo quando possibile prodotti nei supermercati. Non rivendichiamo marchi o certificazioni, il nostro è un processo aperto di liberazione. Scegliamo di sostenere le economie solidali di produttori e trasformatori che con noi condividono l’idea di una comunità capace di autodeterminarsi nella scelta, nella produzione, nell’accesso e nella condivisione del cibo.
Proponiamo un prezzo autogestito perchè ognuno possa avere secondo i propri bisogni e dare secondo le proprie possibilità, consapevoli di non volere offerte ma contributi di ogni tipo per la condivisione di un progetto di costruzione di alterità politica e autogestione, che inizia nelle campagne sottratte all’agricoltura intensiva e allo sfruttamento umano ed animale, e prosegue nei momenti di cucina collettiva negli spazi sociali e nei territori di resistenza.
Eat the Rich vive la cucina come un luogo di autogestione e conflitto a partire dalla centralità della condivisione di un pasto genuino e accessibile.
L’invito a tutte e tutti è a partecipare ogni venerdì ai pranzi che si terranno nello spazio pubblico autogestito ed occupato Xm24, nonché al momento di cucina dalle 9.30 di mattina del venerdi e all’assemblea settimanale che si tiene ogni lunedi sera alle 20.30

Eat the rich – gastronomia precaria
la gioia è sovversiva se se magna

27 Giugno // Entroterra – memorie e desideri delle montagne minori

Eat the Rich è sempre stato innanzitutto una pratica, quella del cucinare, portatrice di tutta una serie di scelte e possibilità che apre davanti a sé.

Con “Entroterra” parleremo di come un’altra pratica, il camminare, possa essere foriera di relazioni e incontri, strumento di conoscenza e ricerca; di come possa tracciare nuovi percorsi battendo vecchi sentieri. Di com’è possibile scoprire e lasciare tracce lungo la dorsale appenninica, territorio che ha vissuto un processo di spopolamento dovuto a svariate ragioni; dalle spinte dell’industrializzazione a terremoti e conseguenti ricostruzioni altrove, dal mero desiderio di fuga da una vita aspra e dalle fontamare.

Se da un lato rifiutiamo il mito del progresso e della crescita industriale ad ogni costo, non possiamo dall’altro cedere a semplificazioni e mitizzazioni di un passato bucolico e di una “naturalità” concepita come rifugio dalle dinamiche perverse del capitale. Natura e società si intersecano vicendevolmente e tanto quanto gli spazi urbani, anche quelli agricoli e rurali sono continuamente attraversati da dinamiche di sfruttamento e processi di valorizzazione. Lo spazio “naturale” con cui abbiamo a che fare è uno spazio assolutamente economizzato: il suo esser contabilizzato nei quadri economici, la finanziarizzazione del rischio ecologico o la compravendita di “quote emissioni” stabilita dal protocollo di Kyoto non sono che gli ultimi esempi di un lungo processo di inclusione del limite ambientale nei meccanismi della produzione capitalistica.

Il paesaggio montano, in quanto reale, era e resta contraddittorio e in questi anni sta vivendo una nuova attenzione. Si apre una partita tutta da giocare, e le traiettorie possibili spaziano dall’ipotesi di un ripopolamento che parta dalla resistenza di chi non se ne è mai realmente andato/a, al pericolo di finire nel circ(uit)o del turismo di massa.

Dissotterrando e risignificando gesti e pratiche, innestandole in nuovi contesti e ragionamenti, dall’organizzazione della vita in comune all’uso collettivo delle terre; potrebbe essere possibile costruire alternative possibile agire conflitto. Esistono pratiche e usanze di comunità che ancora oggi possono essere radicalmente diverse dalle forme dell’organizzazione del capitale e, se ricomposte in un quadro più ampio e critico, possono divenire uno strumento di attacco al presente che sia capace di andare oltre la mera gestione delle conseguenze ambientali dell’accumulazione capitalista.

È quello che un po’ abbiamo sempre tentato di fare anche con Eat the Rich. Cercando di muoverci su un crinale rischioso, giocando un’ambivalenza. Se da un lato fare mensa popolare per noi vuol dire condividere un pasto, ma rifuggendo il mero servizio e l’assistenzialismo – avviando percorsi lenti e tortuosi per aprire spazi in cui chi attraversa le nostre iniziative sappia, ad esempio, dove prendiamo quello che cuciniamo e qual è il senso di un prezzo autogestito come possibile risposta all’accesso a prodotti liberi da sfruttamento. Dall’altro non tralasciare l’azione diretta, l’individuare e attaccare alcune delle teste del capitale, scendere in strada e mettersi al servizio delle situazioni di lotta e resistenza è per noi una necessità.

Oggi quindi vorremmo muovere un altro passo in avanti e giocare queste ambivalenze fertili, cercando di non tracciare confini netti fra lotte ambientali e lotte anticapitaliste, ma ipotizzando alleanze possibili a partire dalla materialità dei bisogni e dalle possibilità che si aprono nelle contraddizioni che attraversano lo spazio urbano e i sentieri di montagna. Lo faremo con la presentazione e la proiezione di “Entroterra”, ma anche con un dibattito collettivo a cui invitiamo tutt*.

 

ore 20 Ultima cena estiva a cura di Eat the Rich

ore 21 proiezione di “Entroterra – memorie e desideri delle montagne minori” (Doc – ITA 2018 – 61′) un film di Andrea Chiloiro, Riccardo Franchini, Giovanni Labriola, Matteo Ragno
Prodotto da Boschilla e Caucaso

ore 22 discussione con gli autori (progetto Boschilla?), Wu Ming 2 e Andrea Ghelfi (ricercatore indipendente)

 

Sinossi: Sono centinaia i paesi, le borgate e le frazioni abbandonate e sparse lungo tutta la dorsale
appenninica. Sono la traccia sul territorio della marginalità delle aree interne e insieme il simbolo
dei cortocircuiti di univoci modelli di sviluppo che troppo spesso hanno condotto altrove chi vi
abitava. Oggi questa montagna minore è ancora vissuta. Tratto da un’esperienza di viaggio e di
ricerca, Entroterra ricostruisce i recenti processi di spopolamento di territori molto distanti fra loro.
Dall’Emilia alla Calabria, dalla Campania all’Abruzzo, storie, luoghi e personaggi si intrecciano in
un’unica voce appenninica, in cui eventi e tendenze affini rivelano nuove prospettive e possibili
radicamenti in alta quota.

 

Biciclettata contro F.i.co e la city of food 13/05

Dopo la bella e lunghissima giornata di ieri, dove in tanti/e sulle bici abbiamo bloccato il traffico cittadino per denunciare i ricatti e i danni della city of food e del Fico, ci siamo presi qualche ora per prendere fiato.
Ecco un po’ di foto che raccontano le tante tappe della biciclettata di ieri.
Dall’ex Telecom un tempo occupata alle agenzie interinali che, come Randstad, gestiscono contratti precari nella città vetrina. Dal Cefa che organizza lo sfruttamento di tante/i migranti, alle multinazionali che come McDonald’s si approfittano del lavoro gratuito garantito dall’alternanza scuola – lavoro. Dall’hera che a fico parla di energie sostenibili e in Salento finanzia il progetto del Tap, fino a piazza verdi oggi teatro di nuovi progetti di riqualificazione come il guasto Village e il progetto rock. E poi il Fico di oggi, cattedrale dello sfruttamento a marchio bio, e quello di ieri, le officine minganti costruite in bolognina ed affidate alla mamma coop Italia che per fortuna ha già chiuso i battenti lasciando un altro mostro di cemento vuoto.

Grazie a tutte/i coloro che hanno pedalato con noi e alle realtà che hanno costruito con noi le tappe del percorso. grazie a la Ciclofficina AmpioRaggio, Crash! e Social log, al Terzo piano e la federazione USB, al collettivo Noborders e ai/lle compagn* di Paranoia, al Lazzaretto autogestito, ai NoTap del Collettivo AltaPressione e ai giocolieri di JuegaMas che hanno reso spettacolare ogni sosta.

Da questo mercoledì Eat the rich torna con un nuovo appuntamento costante: ogni settimana nell’orto di Xm24 la cena del mercoledì per magnarsi la city of food. Saranno momenti in cui continuare a condividere piatti e relazioni complici.

In alto bici e forchette.
Alla prossima.
Eat the rich

LA MALEDIZIONE DEL FICO – IN BICI ACCRISTO CONTRO LA CITY OF FOOD

https://www.facebook.com/events/344522902726371/

LA MALEDIZIONE DEL FICO – IN BICI ACCRISTO CONTRO LA CITY OF FOOD

Una leggenda (a cui crediamo come crediamo nel capitalismo sostenibile) contenuta in due vangeli, racconta la maledizione del fico: “La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: “Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti”. E i discepoli l’udirono.”
Racconta di un personaggio che, seppur ritenuto da molti onnisciente, vide un fico in foglie e non trovandone i frutti perché non era stagione decise di seccarlo. Continue reading

Autoproduzioni resistenti: incontro con Urupia e Mondeggi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROGRAMMA:

Dalle 18:00 Spaccio Popolare Autogestito.
Dalle 19:00 Presentazione delle comuni e assaggi di olio e vino.
Dalle 20:00 Cena a cura di Eat the Rich.

Sul “mangiar bene” in questi anni ne abbiamo sentite un po’ di tutti i colori. Era il 2015 quando i “buoni” del cibo – Slow Food in testa – si inventarono quel buffo cartellone di “Expo dei popoli” per non lasciarsi scappare il grande affare milanese senza perdere la faccia, accostandosi ai “cattivi” dell’industria del cibo (come Mac Donald’s per esempio).
Dietro a questa apparente divisione si mascherava invece la sostanziale continuità tra i progetti di industriali produttori di alimenti standardizzati (e di pessima qualità) e quelli di chi ha costruito la propria fortuna celebrando invece genuinità e qualità del prodotto “sostenibile”.
Non ci stupì allora, non ci stupirebbe oggi. Quello che Mac Donald’s e Slow Food hanno in comune è l’ideologia produttivista, la struttura gerarchica dirigenziale, l’obiettivo unico di creare dal cibo lauti profitti. Con queste premesse, la minore o maggiore qualità del prodotto finale è un dato a nostro avviso irrilevante.

Abbiamo scelto da sempre di non guardare ciecamente alla sola genuinità del cibo, ma ripensare questa come l’esito della genuinità politica e sociale non solo dei processi produttivi, ma delle relazioni e delle comunità chi le innervano.

È stato questo a portarci a cercare e conoscere realtà agricole e sociali sparse in tutta Italia, con le quali abbiamo condiviso pensieri e piatti.
Vorremmo ora ospitarli in città per condividere i prodotti delle loro campagne, per raccontarsi attraverso quelli che sono veri e propri manifesti, prima che alimenti per il corpo.

Non tutte le realtà si trovano vicino a Bologna, ma il vero km0 per noi è prima di tutto politico.

Per questo incontro saranno con noi compagn* da due realtà agricole autogestite:
– La comune di Urupia nata in Salento nei primi anni 90 ed ancora oggi un vero e proprio laboratorio di autogestione e autoproduzioni.
(urupia.wordpress.com)

– “Mondeggi fattoria senza padroni” progetto di comunità, custodia popolare e scuola contadina di terreni occupati dal 2014.
(tbcfirenzemondeggi.noblogs.org)

Porteranno con loro vino pugliese e olio toscano, prodotti dell’autogestione da condividere, assaporare e discutere insieme.

BICICLETTATA (della madonna!) CONTRO F.I.CO – Venerdì 8 Dicembre ore 12.30 @Xm24!

BICICLETTATA (della madonna!) CONTRO F.I.CO

Dallo scorso 15 novembre la city of food, la Bologna del turismo famelico, dei mercati riqualificati a misura di aperitivo chic, degli appassionati di esperienze preconfezionate da consumare espresse, degli assessori all’immaginazione, può finalmente fregiarsi di un nuovo
primato. Dopo due anni di rinvii e ben dopo la chiusura di quell’EXPO milanese a cui doveva fare da coronamento finale, ha aperto FICO Eataly World, il parco tematico agroalimentare più grande d’Europa. La grande opera del cibo in salsa green, con i suoi oltre centomila metri quadrati di suolo cementificato, i cento milioni d’investimenti tra pubblico e privato, le trecentomila ore all’anno di lavoro non retribuito, previste tra stage e alternanza scuola-lavoro, ha aperto i suoi cancelli. FICO, “soprattutto un progetto immobiliare innovativo”, oltre alla speculazione più becera avrà un altro ruolo, come nella migliore tradizione farinettiana FICO sarà un polo di produzione di narrazioni, una fabbrica dello “storytelling” che venderà a carissimo prezzo il feticcio della biodiversità italica. I più biechi palazzinari diventano
innovatori dell’urbanistica, una spietata agenzia interinale si trasforma nella grande opportunità di ogni giovane precario, l’industria dell’allevamento intensivo si traveste da piccolo allevatore che da un nome a ogni vitello, la peggior azienda multi-utility comunale diventa leader nell’economia circolare e sostenibile. Nella favola del capitalismo green e sostenibile non può mancare anche un profittevole riferimento al tema della mobilità e così, se da un lato raggiungere il centro commerciale è un’esclusiva per le automobili (visto lo sterminato parcheggio e il prezzo altissimo del biglietto della tanto decantata navetta del servizio pubblico) dall’altro vengono messe a disposizione centinaia di biciclette fornite dal colosso aziendale Bianchi per fare la spesa dentro il centro commerciale.
Anche questa nient’altro che una narrazione di facciata, nient’altro che fuffa.

Nel frattempo, mentre nei capannoni di FICO i grandi marchi della produzione industriale di cibo (Amadori, Lavazza, Granarolo, Mutti ecc..) si travestono da paladini della biodiversità per vendere il “made in (ea)taly” e qualche sprovveduto avventore rimane stordito dallo scontrino che riceve, dopo aver assaggiato la “tipica focaccia pugliese”, fuori in città va avanti il governo scandito da ordinanze e repressione delle forme di vita non conformi all’ideologia del decoro. Continua lo svuotamento delle piazze della socialità e lo sgombero degli spazi sociali, gli sfratti delle case popolari, i daspo ai senzatetto, le retate di polizia e giornalisti a caccia di facili scoop.
Quest’ennesima grande opera inutile e dannosa non è altro che la facciata in bella mostra di un governo cittadino, e nazionale, che sempre più esclude e marginalizza. Se è questa la città che affaristi e governanti vogliono cercare di costruire sta a noi provare a impedirlo.

F.I.CO non è che un’altra cattedrale del profitto nella city of food da sovvertire.

Per scaldare gli Human Motors in arrivo, per dare spazio alle voci e ai corpi contro il grande progetto farinettiano e contro la città del cibo, diamo appuntamento a tutte/i a venerdì 8 dicembre di fronte a XM24 per una biciclettata selvaggia che attraversi la city of food per segnalare i danni della riqualificazione in salsa bolognese e raggiunga la Fabbrica Italiana Contadina per contestarla.

APPUNTAMENTO ALLE 12:30 A XM24 (VIA FIORAVANTI 24) PER UN PRANZO RISTORATORE
PRIMA DELLA PARTENZA DELLA BICICLETTATA ALLE 14:00

Oggi è domenica… domani si muore – pizzata+cineforum

 

 

 

 

DOMENICATA MANGERECCIA + CINEFORUM CON CORTOMETRAGGI BRASILIANI

Nell’attesa (insopportabile) dell’inaugurazione del forno “Sante Caserio”, vi aspettiamo a XM per una pizzata autogestita con rassegna di cortometraggi brasiliani

· h 17.00 MOSTRA DI CINEMA CONTEMPORANEO E POLITICO IN BRASILE
proiezioni e a seguire dibattito

· h 18.30 YOUFORN. GODIAMOCI STO FORNO
Prove generali del nuovo forno a legna “Sante Caserio”
Pizzata DIY, con la mensa popolare autogestita Eat The Rich!

· Banchetto di serigrafia benefit per l’occupazione Carolina Maria de Jesus di Belo Horizonte, dove vivono circa 800 persone sotto permanente minaccia di sfratto.
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La Mostra di Cinema Contemporaneo e Politico in Brasile arriva il 5 novembre a XM24. Il cinema brasiliano si autorganizza e prova a rispondere con un approccio estetico, formale e militante al colpo di stato del 2016 e al fascismo dilagante in vasti settori della società e delle istituzioni. Diversi corti con al centro della discussione temi latenti come la lotta dei senzatetto, il controllo e la repressione, il maschilismo e l’emancipazione delle donne, le urgenze socio-ambientali e la questione indigena.

Cortometraggi:

– “Bento” (2017) di Luisa Lanna e Gabriela Albuquerque (‘8)
Documentario su (la storia di) Bento Rodrigues, città devastata dal cedimento della diga della compagnia mineraria Samarco nel 2015.

– “Ferroada” (2016) di Adriana Barbosa e Bruno Mello (’25)
Un sogno cinematografico in omaggio allo scrittore-becchino Tico, che mostra una vita marginale, un’ispirazione estetica e politica.

– “Na Missão, com Kadu” (2016) Aiano Bemfica, Kadu Freitas e Pedro Maia de Brito (’28)
Nel maggior conflitto fondiario urbano dell’America latina, le compagne e i compagni della zona occupata di Izidora scendono in strada in lotta per una casa dignitosa. Kadu, portavoce del movimento e cineasta, imbraccia la cinepresa durante la marcia, accostandovi alcune riprese del 19 maggio 1915. Davanti al fuoco, poi, rievoca il giorno, la lotta e il sogno.

– “Procura-se Irenice” (2016) di Thiago B. Mendonça e Marco Escrivão (’25)
il riscatto di una figura ridotta al silenzio. “procura-se Irenice” (“cercasi Irenice”) è la ricerca di una sportiva dimenticata. L’incontro con una storia cancellata dalla dittatura.